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Organizzare il lavoro agile - Come assolvere all'obbligo di informativa sulla salute e sicurezza

I Decreti della Presidenza dei Consiglio dei Ministri - o Dpcm - dell'8, 10 e 11 marzo 2020 contenenti le misure emergenziali per il contenimento della diffusione del Corona Virus in Italia hanno stabilito anche una precisa serie di indicazioni rivolte alle aziende. Tali indicazioni non riguardano solamente le limitazioni agli spostamenti dei propri dipendenti da e per i luoghi di lavoro - da certificare con apposito modulo da esibire in caso di controllo alle Forze di Polizia - ma anche la richiesta di sospendere determinate tipologie di attività

Oltre alle chiusure imposte da DPCM dell'11 marzo previste per determinate categorie di attività commerciali e di servizi alla persona, gli ultimi decreti emanati chiedono anche al comparto produttivo - di beni e servizi -, non toccato da queste sospensioni , misure più restrittive e volte a limitare all'indispensabile l'accesso alle proprie sedi di dipedenti, fornitori e visitatori e gli assembramenti di persone nelle aree comuni. Le misure chieste sono rigorose e il DPCM dell'11 marzo raccomanda espressamente la sospensione delle attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione e di incentivare il ricorso ferie, permessi retribuiti e congedi dei propri dipendenti. 

Lo smart working

Nei casi in cui non si possano sospendere le attività o non si possano ricorrrere a ferie e congedi, allora l'indicazione chiara ed esplicita: ultizzare la modalità di "lavoro agile" o "smart working" per portare avanti tutte quelle attività che possono essere svolte "a distanza". Ciò significa che il datore di lavoro è chiamato in prima persona a riorganizzare il proprio lavoro per limitare al massimo lo spostamento dei suoi lavoratori e rischi di contagio all'interno dei locali aziendali, ripensando a quali e quante attività possono essere temporaneamente "delocalizzate" in altra sede, ovvero le case dei vari dipendenti. 

Accordi con il lavoratore e obbligo di informativa su sicurezza e tutela della salute

Una modalità di lavoro, quella dello "smart working", ancora poco applicata in Italia ma già presente e prevista dalle normative in materia di lavoro, all'interno dei contratti nazionali e accordi sindacali con specifiche disposizioni e adempimenti da osservare da parte del datore di lavoro e del lavoratore; tali normative prevedono obblighi e regole da parte sia del datore di lavoro che del lavoratore, incluse la stipula di un accordo specifico e particolari disposizioni in materia di sicurezza e tutela della salute del dipendente. 

Per facilitare il ricorso al lavoro agile o smart working in questo periodo così delicato anche per il comparto produttivo italiano, i recenti Dpcm hanno stabilito che i datori di lavoro possono adibire i propri dipendenti di ogni rapporto subordinato al telelavoro senza il preventivo accordo previsto dagli artt. 18-23 della Legge 22 maggio 2017 n.81.

Inoltre, l'obbligo di Informativa sulla Salute e Sicurezza nel Lavoro Agile nei confronti dei lavoratori e dei rappresentati per la sicurezza (RLS), così come prevista dall' art. 22 della Legge 22 maggio 2017 n.81. può essere assolto anche in via telematica, ovvero anche via mail. Per facilitare la procedura di invio dell'informativa, l'informtiva può essere scaricata anche dai sit dell'Inail e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali o a questo link. 

La durata delle disposizioni

I provvedimenti relativi al ricordo del telelavoro sono valido per tutto il periodo di emergenza sanitaria il cui termine è fissato al 31 luglio 2020, così come stabilito dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 Gennaio 2020, ovvero il 31 luglio 2020. 

Pubblicato il 04-03-2020